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Diego Florio

Diego Florio

Diego

Florio
INTERPRETAZIONE VERSI E PROSA
Presenza scenica
Dizione
Uso della voce
Improvvisazione

DIEGO FLORIO


Laureato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma. Lavora come interprete con il maestro Walter Pagliaro per dieci anni, e viene diretto anche dai maestri Luca Ronconi, Paolo Magelli, Walter Manfrè, Giuseppe Emiliani.

Nel 2012 è stato il protagonista della Tournèe negli Stati Uniti con lo spettacolo in lingua inglese “The Walker’s Autodafè” prodotto da Teatri Molisani e diretto da Stefano Sabelli.

Diverse le esperienze in tv e al cinema dove ha lavorato con Michele Placido, Marco Tullio Giordana, Stefano Mordini e anche con registi emergenti come Alessandro Derviso,

Roberto Mariotti, Matteo Blanco. Nel 2010 fonda e dirige una piccola società di produzione audiovisiva la Bag, che lascerà nel 2013. Si occupa attivamente di formazione e di pedagogia teatrale nelle scuole e nelle università.

Parallelamente al lavoro di scritturato dal 2012 inizia a lavorare ad un progetto di compagnia teatrale grazie anche all’incontro e all’amicizia con Ilario Grieco (Regista Assistente di Pagliaro).

Si crea un sodalizio che darà vita a diversi lavori di cui curerà sia la parte drammaturgica con Grieco e di cui sarà interprete, tra cui L’Oreste di Vittorio Alfieri, PPP-Il Paese Mancato da Pier Paolo Pasolini e Orphans di Dennis Kelly in allestimento.

OFFERTA DIDATTICA


La mia attività di pedagogia teatrale può essere suddivisa in due categorie, che per il momento
manterrei distinte:
1. lavoro sul CORPO
2. lavoro sul TESTO

Specifico che, vista la mia formazione, cercherò di guidare gli allievi a partire da un’ottica registica, evitando di farli lavorare per imitazione (“ti faccio vedere come si fa e poi tu esegui”), anche perché, non essendo un attore, non ne sarei capace. Piuttosto farei sperimentare loro i concetti basilari con cui un attore dovrà poi fare i conti in scena: lavorerei cioè non su indicazioni registiche, ma sui compiti e le funzioni che si trovano alla base delle azioni sceniche.

1. CORPO
Le lezioni dedicate al corpo riguardano il training, inteso non tanto come training preliminare al lavoro d’attore (cioè riscaldamento), ma piuttosto come lavoro attoriale vero e proprio, quindi un training con funzione drammaturgica.

Gli argomenti da mettere in pratica nel training riguardano quindi le relazioni fondamentali che un attore dovrà imparare a indagare, cioè:
– training sullo spazio (esercizi su forme, distanze, disegni, zone, materiali e luci di cui
l’ambiente è composto)
– training sul tempo (esercizi su velocità, durata, tempi di reazione, ripetizione, ritmo)
– training sull’oggetto (esercizi su manipolazione, trasformazione d’uso, equilibrio, lancio di
un oggetto)
– training sul movimento (esercizi su “camminate”, direzioni, intensità, peso)
– training sulla parola (giochi con le parole, parole nello spazio, libere associazioni)
– training sul costume (esercizi per esplorare la diversità di recitazione che può comportare la scelta di un costume anziché di un altro)
– training in coppia (esercizi che esplorano il rapporto attoriale a due, come ad esempio “la
statua”, la boxe d’attore, il “creare nodi”, ecc…)
– training d’ensemble (esercizi per sviluppare la sincronia e l’affiatamento di gruppo, come il rombo, i numeri di Peter Brook, il coro a cappella).

Oltre a queste relazioni proporrei agli allievi alcune attività legate all’esplorazione di impulsi, polarità, memoria fisica e differenti qualità di un’azione.

2. TESTO
Le lezioni dedicate ai testi riguardano l’analisi del testo, esercizi di rappresentazione del testo, ma soprattutto un lavoro sui temi contenuti all’interno del testo.

Ogni alunno dovrà ricercare, riconoscere e approfondire il tema che -tra i tanti temi celati in un testo lo riguarda, lo colpisce, gli è caro. A partire da questo tema dovrà fornire una sua proposta attoriale in merito.

L’idea è che, attivando le proprie sorgenti creative attraverso l’analisi di un brano, la discussione con i compagni e la ricerca di fonti e materiali, l’alunno possa fornire una sua personale chiave di lettura attoriale del testo in questione. Lo scopo del lavoro è quello di indurre l’allievo attore a ricercare e proporre idee e soluzioni sceniche, diventando protagonista del processo creativo, anziché esecutore di istruzioni dettate dal regista o suggerite dal testo stesso. Tale approccio persegue così un modello orizzontale (e contemporaneo) di teatro in cui attore e regista, seppur nella diversità dei ruoli, dialogano sullo stesso piano.